Analisi macro settimanale a cura del team TradingLive105

Luglio si è chiuso con un venerdì di rally ampio su Wall Street: S&P 500, Nasdaq, Dow e Russell 2000 hanno chiuso tutti in rialzo insieme, dopo che i quattro colossi hyperscaler — Amazon, Microsoft, Meta e Alphabet — hanno rassicurato il mercato sul fronte della spesa in intelligenza artificiale. Ma dietro la festa dell’azionario si nasconde una tensione che sta crescendo silenziosamente sul mercato obbligazionario, ed è proprio da lì che arriva il rischio principale della settimana che si apre il 3 agosto.
Ecco cosa è successo e cosa aspettarsi nei prossimi cinque giorni di contrattazione.
Il recap: un luglio a montagne russe, chiuso in bellezza
Venerdì 31 luglio i principali indici USA hanno chiuso così:
- S&P 500: 7.489,72 punti (+0,70%)
- Nasdaq Composite: 25.373,85 punti (+1,00%)
- Dow Jones: 52.485,03 punti (+0,53%)
- Russell 2000: 2.931,34 punti (+1,37% nella sessione)
- VIX: 15,99 (in netto calo)
Il rally è stato trainato da Amazon, balzata di circa il 15% sui risultati del cloud, e da Alphabet, mentre Apple ha corretto pesantemente dopo un outlook debole su Cina e servizi. Il segnale più interessante, però, è che la partecipazione al rialzo è stata ampia: non solo le mega cap tech, ma anche small e mid cap hanno partecipato al movimento, un netto miglioramento rispetto alla correzione concentrata nei semiconduttori vista due settimane fa.
Il rovescio della medaglia si chiama tassi: il rendimento del Treasury a 10 anni è salito sopra il 4,70% (il livello più alto da gennaio 2025), mentre il trentennale ha toccato circa il 5,25%, ai massimi dal 2007. Il mercato ha iniziato a mostrare segnali di sfiducia verso la capacità del nuovo Chair della Federal Reserve, Kevin Warsh, di tenere sotto controllo l’inflazione. Il PIL del secondo trimestre (stima anticipata) ha intanto mostrato un rallentamento della crescita all’1,5%, con i consumi come unico vero punto di forza.
Cosa muoverà i mercati questa settimana
A differenza delle ultime due settimane — dominate da FOMC e dalle trimestrali dei quattro hyperscaler — questa settimana non ci sono riunioni della Fed né Big Tech in calendario. Il centro dell’attenzione si sposta su due fronti:
1. Il calendario macro, con il Nonfarm Payrolls di venerdì come vero snodo.
- Lunedì 3/8: ISM Manufacturing PMI (luglio)
- Martedì 4/8: JOLTS — offerte di lavoro (giugno)
- Mercoledì 5/8: ADP Employment Report e ISM Services PMI (luglio)
- Giovedì 6/8: richieste settimanali di sussidio di disoccupazione
- Venerdì 7/8: Nonfarm Payrolls e tasso di disoccupazione (luglio) — dopo un giugno già debolissimo (+57mila posti, il ritmo più fiacco da mesi), un’ulteriore delusione in un contesto di rendimenti già ai massimi pluriennali potrebbe riaccendere il timore di un rallentamento più marcato dell’economia USA.
2. Un calendario earnings che si allarga ben oltre le Big Tech, con nomi come Palantir (lunedì sera), Caterpillar, Pfizer e McDonald’s (martedì mattina), AMD (martedì sera), Eli Lilly, Disney, Uber e Shopify (mercoledì mattina). Un ventaglio di settori — software/AI, industriali, farma, consumer, energia — che offrirà un quadro molto più diversificato rispetto alle ultime settimane.
Sentiment e ampiezza di mercato
Il Fear & Greed Index di CNN si attesta a 39 (Fear), sostanzialmente stabile rispetto al 41 della settimana precedente, dopo essere sceso fino a circa 25 (Extreme Fear) a fine giugno. Il sentiment regge, ma resta un equilibrio fragile: un dato sul lavoro deludente quanto quello di giugno, in un contesto di tassi già tesi, potrebbe farlo scivolare rapidamente.
Sul fronte ampiezza, il quadro è nettamente migliorato: il Russell 2000 (+18% YTD circa) e il resto del mercato hanno partecipato al rally di fine luglio insieme alle large cap, segno di una rotazione sana piuttosto che di una corsa isolata alla tecnologia.
Il semaforo di rischio della settimana
La nostra Risk Matrix settimanale segna: 1 filtro verde (ampiezza di mercato), 2 gialli (calendario inflattivo e stagione earnings), 2 arancio (trend generale e petrolio, con il Brent tornato sopra i 90$ su rinnovate tensioni nello Stretto di Hormuz) e 1 rosso — proprio sul fronte obbligazionario, dove il trentennale ai massimi dal 2007 rappresenta il vero elemento di attenzione della settimana.
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